Appello alla mobilitazione:
continuiamo la campagna “No Expo – No Israele”
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SABATO 16 MAGGIO - TRI DI DE MARTESANA - LA TEM UCCIDE, PASSIAMO AL CONTRATTACCO
Sabato da Baggio per la marcia popolare no tem. Ore 13.15 metro Bisceglie per andare e tornare tutti assieme !!!!!
Ancora una volta NOTEM!
Ci siamo, manca poco all'inaugurazione della TEM, un’opera legata ad Expo che avrebbe dovuto risolvere insieme alla Bre.be.mi. il traffico di entrata ed uscita da Milano, un’opera che sarebbe dovuta essere finanziata completamente da privati, un’opera strategica nel cuore economico dell’Italia. Sarebbe dovuta essere. Avevamo ragione noi, oggi abbiamo le prove, si tratta di un’opera che ha devastato la nostra terra e la nostra salute, portato via il lavoro a centinaia di agricoltori, espropriato case di famiglie costrette a lasciare il luogo dove sono vissute vedendo crescere i propri figli e nipoti, un’opera pagata da tutti noi centinaia di milioni di euro grazie al finanziamento a fondo perduto dei vari governi che si sono susseguiti.
Ancora una volta NOTEM!
Ci siamo, manca poco all'inaugurazione della TEM, un’opera legata ad Expo che avrebbe dovuto risolvere insieme alla Bre.be.mi. il traffico di entrata ed uscita da Milano, un’opera che sarebbe dovuta essere finanziata completamente da privati, un’opera strategica nel cuore economico dell’Italia. Sarebbe dovuta essere. Avevamo ragione noi, oggi abbiamo le prove, si tratta di un’opera che ha devastato la nostra terra e la nostra salute, portato via il lavoro a centinaia di agricoltori, espropriato case di famiglie costrette a lasciare il luogo dove sono vissute vedendo crescere i propri figli e nipoti, un’opera pagata da tutti noi centinaia di milioni di euro grazie al finanziamento a fondo perduto dei vari governi che si sono susseguiti.
MERCOLEDI 13 MAGGIO - COSA NON VA NELLO SBLOCCAITALIA?
Martedì e mercoledì con i compagni e le compagne di c.s.a. Pacì Paciana e Off Topic
una due giorni in Lombardia per conoscere la lotta allo Sblocca Italia e
preparare la due giorni del 23 e 24 maggio tra Chieti e Pescara per
fermarlo!
COMUNICATO STAMPA ATTITUDINE NOEXPO DOPO LA NOEXPO MAYDAY
Riportiamo il comuicato stampa della rete Attitudine NoExpo dopo la MayDay e di rilancio dei prossimi sei mesi di AlterExpo:
LE CINQUE GIORNATE DELLA MILANO #NOEXPO
Pubblichiamo il documento conclusivo Assemblea Nazionale NoExpo 2.0 - Milano 11 aprile 2015 pubblicato dalle compagne e dai compagni della Rete Attitudine NoExpo
GIOVEDI 30 APRILE : CORTEO STUDENTESCO INTERNAZIONALE #IONONLAVOROGRATISPEREXPO
Benvenuti Signore e Signori alla fiera internazionale di Expo 2015,
nutrire il pianeta energie per la vita. Il grande evento che devasta la
nostra città e che si presenta come passerella per consolidare e
intensificare i meccanismi di precarizzazione della vita e del mondo del
lavoro, costringendo la nostra generazione a un non-futuro. Per noi
opporsi a Expo significa opporsi a un modello socio-economico di
sfruttamento sia della natura che dell’uomo, che fonda le proprie basi
sul profitto di pochi a spese di tutti. Expo 2015 è una vetrina della
nostra società e di tutte le contraddizioni che si porta dietro, dove
sfruttatori e speculatori si venderanno al pubblico come promotori di
modelli di sviluppo sostenibile e dove noi saremo ridotti al solo ruolo
di spettatori inermi, senza alcuna possibilità di prender parola e di
manifestarne il dissenso.
VENERDI 1 MAGGIO 2015 - MAYDAY NOEXPO: SCIOPERIAMO EXPO!
CORTEO INTERNAZIONALE DEL PRIMO MAGGIO A MILANO / STREET DEMO ON INTERNATIONAL WORKERS’ DAY IN MILAN
Da Milano all’Europa: primo maggio 2015 tutt@ a Milano, capitale della crisi
Da Milano all’Europa: primo maggio 2015 tutt@ a Milano, capitale della crisi
SABATO 2 MAGGIO - PEDALATA NO EXPO
terza giornata di mobilitazioni #noexpo in quel di
Milano: biciclettata rumorosa e scampanellata, in tandem, risciò, con le
rotelle, pattini o su qualunque mezzo a ruote (senza motore!) che più
vi aggrada, per coprire il rumore del mega-evento più nocivo di sempre!
SABATO 11 APRILE : ASSEMBLEA NAZIONALE NO EXPO 2.0
L'assemblea si terrà Sabato 11 Aprile in Piazza Leonardo Da Vinci alle ore 14.00
Dopo la prima tappa del 17 gennaio, ci ritroviamo per la seconda assemblea nazionale NoExpo verso le giornate di maggio.
Dopo la prima tappa del 17 gennaio, ci ritroviamo per la seconda assemblea nazionale NoExpo verso le giornate di maggio.
MERCOLEDI 25 MARZO - ASSEMBLEA PUBBLICA : EXPO - VIA D'ACQUA: CHE FINE HA FATTO IL CANALE?
EXPO - VIA D'ACQUA:
CHE FINE HA FATTO IL CANALE?
Dopo 15 mesi di azioni a difesa dei parchi e contro lo spreco di risorse pubbliche, i Comitati che hanno fermato il Canale di Expo promuovono una nuova assemblea pubblica per condividere con tutti i Cittadini la richiesta di:
- fermare l'inutile opera presso il fiume Olona di Via Appennini,
- bonificare l'area di Via Quarenghi
- iniziare i lavori di abbattimento/
Saranno presentate fotografie e video dei cantieri ancora aperti, comunicate notizie riguardanti le sostanze inquinanti movimentate nella cava tossica di via Quarenghi e nel cantiere di via Bolla, infine saranno illustrati costi e progetti opera acquisiti grazie al costante impegno degli attivisti.
Durante l'assemblea verrà anche presentato il libro:
#NOCANAL storia della lotta che ha messo a nudo Expo
(Una produzione Offtopiclab)
MERCOLEDI' 25 FEBBRAIO alle ore 20.30
presso la biblioteca QUARENGHI
Via Quarenghi 21 (MM1 Uruguay o Bonola)
Da lunedì 23 a sabato 28 febbraio sarà allestita presso i locali della biblioteca la mostra 'Fuori le ruspe dai parchi! Volti e immagini di una vittoria popolare'
Informazioni:
info.nocanal@autistici.org
COMUNICATO STAMPA NO CANAL
FINALMENTE, MA NON BASTA!
MANCA ANCORA LA DECISIONE FINALE DI EXPO
E SERVONO IMPORTANTI DETTAGLI PER SALVARE I PARCHI.
Un anno e mezzo di mobilitazione, assemblee pubbliche, appelli, raccolte firme, confronti, trattative, blocchi cantieri, spaventa-ruspe, manifestazioni, presidi sono stati utili.
Finalmente, adesso, anche il Consiglio Comunale di Milano ha approvato un ordine del giorno che risponde alle richieste dei Cittadini e dei Comitati che si sono battuti in difesa dei parchi contro l’inutile, nociva, dannosa e costosa realizzazione della Via D’Acqua Sud di Expo.
Mancano però dettagli importanti, perché dire che la Via d’Acqua deve servire solo per mettere in sicurezza il Cantiere Expo non vuole automaticamente dire che ci si deve fermare al fiume Olona in Via Appennini, prima del Parco Pertini e del Parco di Trenno.
Proviamo a confidare che, questa volta, sia stata solo una dimenticanza e che EXPO al più presto confermi questa decisione. Il Sindaco di Milano ha tutti i poteri necessari per imporsi all’interno del CDA di EXPO e far sì che il Commissario Sala annunci alla città di Milano questa importante scelta politica.
Se invece diranno che per mettere in sicurezza il sito EXPO serve arrivare fino al deviatore Olona, attraversando e distruggendo quindi il Parco Pertini e il Parco di Trenno, risponderemo con nuove mobilitazioni, orgogliosi e fiduciosi di essere riusciti in questi mesi e di riuscire anche nel futuro a fermare un’opera inutile, dannosa, nociva e corrotta.
Giusta, se condivisa coi cittadini, anche la richiesta di destinare i fondi alla cura dei fiumi della città e della periferia di Milano; giusta anche la richiesta di effettuare la bonifica della Cava di Via Quarenghi e di alcune aree del Parco delle Cave.
Se ci avessero ascoltati, invece di risponderci che sarebbe stato impossibile e demonizzandoci, tutto questo potrebbe già essere stato fatto, o almeno iniziato.
Così come sarebbe anche un bel segnale iniziare i lavori di demolizione / ristrutturazione della scuola Viscontini a Trenno prima del 1 maggio 2015.
E infine affidare alle Forze dell' Ordine compiti più gratificanti e più utili del presidio dei cantieri della via d'acqua.
Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane i Cittadini si faranno ancora sentire, fino a che non sarà ufficializzata la decisione di EXPO che dovrà recepire in toto le richieste dei Comitati.
Come si diceva un tempo?
“LA LOTTA PAGA”, noi preferiamo in questo momento ancora dire: “LA LOTTA PAGHERA’”
Comitati - NO CANAL - NO VIA D'ACQUA
MANCA ANCORA LA DECISIONE FINALE DI EXPO
E SERVONO IMPORTANTI DETTAGLI PER SALVARE I PARCHI.
Un anno e mezzo di mobilitazione, assemblee pubbliche, appelli, raccolte firme, confronti, trattative, blocchi cantieri, spaventa-ruspe, manifestazioni, presidi sono stati utili.
Finalmente, adesso, anche il Consiglio Comunale di Milano ha approvato un ordine del giorno che risponde alle richieste dei Cittadini e dei Comitati che si sono battuti in difesa dei parchi contro l’inutile, nociva, dannosa e costosa realizzazione della Via D’Acqua Sud di Expo.
Mancano però dettagli importanti, perché dire che la Via d’Acqua deve servire solo per mettere in sicurezza il Cantiere Expo non vuole automaticamente dire che ci si deve fermare al fiume Olona in Via Appennini, prima del Parco Pertini e del Parco di Trenno.
Proviamo a confidare che, questa volta, sia stata solo una dimenticanza e che EXPO al più presto confermi questa decisione. Il Sindaco di Milano ha tutti i poteri necessari per imporsi all’interno del CDA di EXPO e far sì che il Commissario Sala annunci alla città di Milano questa importante scelta politica.
Se invece diranno che per mettere in sicurezza il sito EXPO serve arrivare fino al deviatore Olona, attraversando e distruggendo quindi il Parco Pertini e il Parco di Trenno, risponderemo con nuove mobilitazioni, orgogliosi e fiduciosi di essere riusciti in questi mesi e di riuscire anche nel futuro a fermare un’opera inutile, dannosa, nociva e corrotta.
Giusta, se condivisa coi cittadini, anche la richiesta di destinare i fondi alla cura dei fiumi della città e della periferia di Milano; giusta anche la richiesta di effettuare la bonifica della Cava di Via Quarenghi e di alcune aree del Parco delle Cave.
Se ci avessero ascoltati, invece di risponderci che sarebbe stato impossibile e demonizzandoci, tutto questo potrebbe già essere stato fatto, o almeno iniziato.
Così come sarebbe anche un bel segnale iniziare i lavori di demolizione / ristrutturazione della scuola Viscontini a Trenno prima del 1 maggio 2015.
E infine affidare alle Forze dell' Ordine compiti più gratificanti e più utili del presidio dei cantieri della via d'acqua.
Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane i Cittadini si faranno ancora sentire, fino a che non sarà ufficializzata la decisione di EXPO che dovrà recepire in toto le richieste dei Comitati.
Come si diceva un tempo?
“LA LOTTA PAGA”, noi preferiamo in questo momento ancora dire: “LA LOTTA PAGHERA’”
Comitati - NO CANAL - NO VIA D'ACQUA
VENERDI 23 GENNAIO - NO EXPO BENEFIT NIGHT CON TEPPA BROS (DJ SET OUTTA FROM LO STATO SOCIALE)
Soy Mendel e Collettivo Controvento presentano:
No Expo Benefit Party venerdì 23 gennaio a Soy Mendel.
Doppio dj set con TEPPA BROS. , ovvero Bebo e Albi dello Stato Sociale. Cuffie e cd come strumenti per far ballare per tutta la notte. Con loro a dividere la consolle Andrea Cegna.
Opening Act: FEDERICO OLIVERIO in live set
Ingresso a sottoscrizione per sostenere la lotta No Expo.
No Expo Benefit Party venerdì 23 gennaio a Soy Mendel.
Doppio dj set con TEPPA BROS. , ovvero Bebo e Albi dello Stato Sociale. Cuffie e cd come strumenti per far ballare per tutta la notte. Con loro a dividere la consolle Andrea Cegna.
Opening Act: FEDERICO OLIVERIO in live set
Ingresso a sottoscrizione per sostenere la lotta No Expo.
VENERDI 23 GENNAIO - NO EXPO BENEFIT PARTY CON: TEPPA BROS (dj set outta LO STATO SOCIALE) vs CEGNA DJ
No Expo Benefit Party venerdì 23 gennaio a Soy Mendel:
Doppio dj set con TEPPA BROS. , ovvero Bebo e Albi dello Stato Sociale. Cuffie e cd come strumenti per far ballare per tutta la notte. Con loro a dividere la consolle Andrea Cegna.
Ingresso a sottoscrizione per sostenere la lotta No Expo.
Doppio dj set con TEPPA BROS. , ovvero Bebo e Albi dello Stato Sociale. Cuffie e cd come strumenti per far ballare per tutta la notte. Con loro a dividere la consolle Andrea Cegna.
Ingresso a sottoscrizione per sostenere la lotta No Expo.
UNIVERSITA' CHIUSA? PRENDIAMO SPAZIO IN VIA MASCAGNI 6

Nella Milano che rivendica la libertà di espressione le porte dell’Università statale rimangono chiuse a studenti, docenti, lavoratori e la città intera.
Nella Milano dove Expo patrocina iniziative omofobe perché “Expo lascia spazio a posizioni diverse e a volte antitetiche tra di loro”, si chiude un luogo di cultura per impedire dibattito e confronto.
Nella città di Expo le direttive sono chiare: impedire lo sviluppo di discorsi critici e lo scambio di saperi in relazione al grande evento e cristallizzare un modello di società in cui non c’è spazio per l’autodeterminazione di sé, del proprio corpo, del proprio diritto alla città.
Oggi l’Università Statale di Milano è stata blindata per “motivi di sicurezza”. Serrata, chiusa fino lunedì per ostacolare la realizzazione di un’assemblea nazionale di confronto su Expo, la corruzione e speculazione che lo caratterizza, le conseguenze che il grande evento avrà e che sta già avendo sul territorio nazionale in tema di diritti, reddito e lavoro.
Non vogliamo cadere nella trappola di chi vuole costruire un “nemico pubblico” e un clima di tensione, perché condividere con la città di Milano temi, contenuti e opinioni è la cosa più importante.
La due giorni si svolgerà nello spazio di via Mascagni 6, luogo simbolo delle politiche che caratterizzano la città di Expo: svendita del patrimonio pubblico e PGT.
Invitiamo tutte e tutti a sostenere la libertà di espressione e a partecipare a questo ricco programma:
Venerdì 16 gennaio
dalle 19.30: teatro contadino, aperitivo bio, serata hiphop, balkan e reggae vs expo e omofobia!
Sabato 17 gennaio
h11-12.30
“Expo e genere”
“Riappropriazioni debite”
“Atenei contro Expo2015″
h12.30-13 pausa pranzo
h13-14.30
“ExpoxXChi? Casa, reddito, saperi”
“I tentacoli di Expo”
“Destituire la metropoli”
Approfondimenti workshop: http://www.noexpo.org/2015/01/13/assemblea-nazionale-noexpo-17g-programma-e-workshop/
SABATO 17 GENNAIO - ASSEMBLEA NAZIONALE #NOEXPO #17G – PROGRAMMA e WORKSHOP
da Rete dell’Attitudine NoExpo
Al mattino, a cominciare dalle ore 10.30, si terranno diversi workshop tematici:
Genere ed Expo
Expo 2015 non è “solo” debito, cemento e precarietà, ma è anche l’alibi per mettere in campo stereotipi e modelli di controllo e normalizzazione, soprattutto delle identità di genere. In questo quadro ci interessa soffermarci e capire il significato che assumono la campagna WomenForExpo e il pinkwashing messo in atto per cercare di attrarre e soddisfare il turismo omosessuale, oltre a mettere a valore contenuti e pratiche trasversali alle reti e ai soggetti che le compongono.
No expo in ogni città – Riappropriazioni debite
Expo2015 visto da Bergamo è un misto di scuse e mimetizzazioni, in una sola parola: Expo come acceleratore.
Il disastro Brebemi, l’ampliamento dell’aeroporto Caravaggio e altre opere più o meno connesse, sono state concepite prima e aldilà di Expo ma ormai da mesi (o anni) gestori, amministratori e giornalisti al soldo, prendono in prestito la data del primo maggio 2015 per giustificare opere e fondi che senso non ne hanno. Questo tipo di ricadute del mega evento sono presenti su tutto il territorio nazionale, l’obiettivo è quello di condividerle per rafforzare e rilanciare la necessità di sabotare Expo. Centrale è il tema della riappropriazione: svelare la contraddizione tra il mantra dell’austerity e i fondi predati dagli stessi paladini della trojka nelle speculazioni di Expo, ma non solo, è propedeutico alla riappropriazione delle ricchezze comuni espropriate attraverso la speculazione. Ogni speculazione, ogni grande opera inutile, in sostanza ogni meccanismo predatorio, per sua stessa natura ci fa vantare un credito esigibile tramite la lotta, con l’obiettivo di recuperare ciò che ci è stato tolto. Sfruttando il momento in cui moltissime realtà nazionali si incontrano per amplificare il percorso dell’attitudine no Expo, vogliamo mettere in sistema le intelligenze per trovare delle pratiche di riappropriazione.
Le risorse ingurgitate dal dispositivo capitalista sono probabilmente perdute e ci spingono a trovare forme attraverso le quali prenderci ciò che ci spetta, per realizzare no Expo in ogni città.
Expoxchi? Tutte le (vere) opportunità di Expò 2015, casa – saperi – reddito
Expò 2015 è una “gigantesca opportunità”. questa è la retorica principale grazie a cui il potere giustifica e produce consenso (per quello che ancora gli serve) intorno al grande evento e soprattutto intorno al modello predatorio che Expo rappresenta. C’è chi è affascinato dai colossi di vetro e di cemento mentre si scatena la guerra ai poveri nei quartieri popolari. C’è chi chi crede e spera che facendo il volontario avrà un futuro sicuro e garantito, mentre il governo Renzi ne approfitta per approvare il Jobs Act. C’è chi crede che l’evento porterà ricchezza, quando ogni singolo precedente in tutto il mondo palesa il contrario. C’è chi crede che mettere la propria intelligenza a profitto per Expo sia la sua chance di carriera e non pensa a mettersi a servizio dei bisogni di chi vive i territori. Di fronte al “modello expo” non può restare margine per le illusioni ed è proprio nella disillusione che si radica la possibilità della soggettivazione, dell’organizzazione, dell’incontro, della rabbia, della resistenza, della riappropriazione e del mutuo soccorso. Expo lo blocchiamo ogni volta che blocchiamo uno sgombero lì dove vogliono alzare un nuovo grattacielo, ogni volta che ci riprendiamo un pezzo di città sottraendolo alla rendita. Fermiamo un pezzo di Expo con ogni lotta dal basso per una vita degna contro il loro profitto. Ne parliamo a partire dalle lotte territoriali per la casa, per la riappropriazione di reddito e di sapere.
I tentacoli di expo sul mondo della formazione
Indagine sugli aspetti del lavoro gratuito e delle diverse forme che prende in relazione ad Expo. Laboratorio interattivo di acquisizione di conoscenze e scambio di esperienze per creare una rete di comunicazione studentesca che incida sul blocco del meccanismo del lavorare gratis
Atenei contro expo2015
In occasione dell’assemblea nazionale del 17 Gennaio 2015 gli studenti e le studentesse degli atenei milanesi che hanno partecipato alla campagna ”Io non lavoro gratis per expo” vi invitano a un tavolo di lavoro dove vi presenteranno il percorso politico svolto fin’ora. Dal combattere i posti di lavoro non retribuiti allo smascherare lo sporco che si nasconde dietro ai grandi marchi che saranno i protagonisti di Expo abbiamo prodotto dei dossier di approfondimento che utilizzeremo per gettare le basi alla stesura di un documento che intendiamo creare assieme a studenti e studentesse di tutti gli atenei Italiani. Oltre al documento miriamo a creare una rete di contatti tra le realtà universitarie.
Destituire la metropoli
Proveremo a declinare cosa intendiamo quando diciamo che la metropoli è la madre di tutti i dispositivi e il brodo di cultura spazio temporale del capitalismo . Partiremo dalla domanda ” come scioperare un metropoli e approderemo al paradigma expo.
A pochi mesi dall’inizio di Expo2015, questioni che vengono da lontano portano i nodi al pettine.
Il percorso
NoExpo iniziato nel 2007, ben prima dell’assegnazione dell’esposizione
universale a Milano, ha accolto negli anni una pluralità di soggetti e
affermato un o pensiero critico rispetto alle logiche e ai processi imposti dai megaeventi e dalle grandi opere al tessuto sociale e urbano della città.
E’ venuto il momento di scioglierle i nodi e chiedere conto di quanto denunciamo da allora.
Sin dall’inizio
abbiamo osservato come preoccupanti politiche di governo del
territorio, già in essere nel tessuto metropolitano, abbiano subito
un’accelerazione grazie al volano Expo, in primis il PGT, di cui è
unico orizzonte progettuale e temporale. I processi di trasformazione
consegnano la città alle logiche del mercato a tutto svantaggio di una
sola parte della popolazione, quella che ha uno scarso potere
economico. Abbiamo parlato di città vetrina per descrivere un
aggressivo marketing territoriale che privilegiava il restyling delle
vie dello shopping, rispetto al potenziamento dei servizi alla persona
e rispetto alla riqualificazione delle periferie. Non è un caso se la
lotta per la casa è diventata un’ emergenza,la spina nel fianco di una
metropoli proiettata verso il grande evento. Expo rappresenta un
modello impermeabile al bisogno espresso dai comitati di lotta per la
casa, il diritto all’abitare. Così come la crescente politica di
sgomberi è funzionale a creare una città da esporre, ma non da
vivere.
Expopolis:
debito, cemento e precarietà, tre assi attraverso cui leggere il
dispositivo Expo2015 come lo strumento utile all’appropriazione
indebita di denaro pubblico, all’esproprio del verde pubblico/dello
spazio pubblico, alla cancallazione dei diritti dei lavoratori. Negli
ultimi mesi, è diventataaiuto! evidente la necessità organizzativa del
grande evento di operare in un contesto straordinario, in cui
l’amministrazione ordinaria è limitata e gli strumenti democratici
sospesi. Lo stato d’eccezione imposto dal commissariamento è diventato
così un modus operandi che ha reso Expo2015 il dispositivo più
insidioso lasciato in eredità all’intero Paese e codificato con
l’introduzione del decreto SbloccaItalia. Un modello che da anni
sperimenta il suo aspetto repressivo contro la lotta NoTav, attraverso
la militarizzazione del territorio e la criminalizzazione del dissenso.
Abbiamo
denunciato la falsità della narrazione attorno a Expo, tra sponsor
imbarazzanti (Nestlè, Dupont, Coca Cola) e partner impresentabili, su
tutti i rappresentanti del sionismo israeliano che saranno tra i
partecipanti di rilievo e che da oltre sessant’anni derubano i
palestinesi di terra e risorse opprimendo un’intero popolo. Una
corruzione culturale prima che politica che trova il culmine con il
protocollo sindacale d’intesa per Expo2015, antesignano per contenuti
del JobsAct; un accordo che limita i diritti, impone il lavoro gratuito
per il “bene collettivo” (a vantaggio di una Spa) e attacca il diritto
di sciopero. Un modello che gli studenti stanno ostacolando e
boicottando, perché dietro a parole come solidarietà e altruismo, si
trasforma la scuola in una risorsa al servizio del mercato e non del
sapere, e l’università in una macchina che genera precar@. “Io non
lavoro gratis per Expo” e’ lo slogan che accompagna una mobilitazione
che vuole minare le basi di un sistema di precarizzazione diffusa.
Immaginari e
materialità del megaevento non sono intoccabili però. Una testimonianza
su tutte, è la lotta NoCanal contro la via d’acqua di Expo2015, che ha
reso evidente la possibilità di creare un’opposizione sociale ad una
grande, inutile e dannosa opera: un’opposizione in grado di resistere
per mesi e di ottenere sostanziali vittorie, tuttora in sospeso, ma
utili a fornirci un precedente che ci racconta una storia in cui il
termine “resistenza” non coincide con velleitarismo.
Abbiamo
dichiarato il nostro 2015 NoExpo pubblicamente nel corso dei NEDs, lo
scorso maggio, lo abbiamo ribadito in piazza il 12 ottobre scorso e
durante lo sciopero sociale, il 14 di novembre. La Rete dell’Attitudine
NoExpo si muove per contrastare la pervasività di Expo attraverso
un’azione che inevitabilmente avrà nel 1 maggio 2015, nei giorni a
precedere e in quelli a seguire l’apertura dei cancelli del grande
evento, un momento cruciale, ma che guarda, ben al di là di Expo, a
un’altra idea di città.
Le differenti
declinazioni con cui la Rete sta configurando il NoExpo stanno
producendo un piano di avvicinamento e varie proposte di iniziativa.
Invece che “Nutrire il Pianeta” nutriremo il conflitto aprendoci a
tutt@ coloro che vorranno condividere le pratiche da mettere in campo
in questo fondamentale momento crocevia delle trasformazioni economiche
e sociali di questo paese ed oltre.
L’ambizione di
costruire un’opposizione sociale a Expo2015 e al sistema di potere che
lo regge riguarda tutta Italia. Cosí come il paradigma Expo e il
modello Milano è oggi la punta di diamante di una strategia allo stesso
modo in tutto il paese ci si oppone alle grandi opere, a partire dalla
Val di Susa e dal suo esempio virtuoso di lotta popolare vincente.
Vorremmo che tutto il paese sentisse propria la campagna di
avvicinamento al 1 maggio, la costruzione delle giornate di maggio e
dei sei mesi successivi e di quanto verrà dopo, facendo delle
differenze risorsa per la costruzione di una intelligenza e di un
potenza collettiva in grado di dare vita a pratiche comuni.
Il 17
gennaio prossimo vogliamo rilanciare analisi e concetti sinora
espressi, approfondire le diverse tematiche costituenti l’alternativa a
questo modello di sviluppo, intrecciarci con altre realtà di lotta per
portare avanti un cammino in direzione verso e oltre Expo2015 in grado
di divenire strumento per un cambiodirotta a questo punto non più
rinviabile. A Milano, nell’intero paese, ovunque. Vogliamo portare
avanti questi ragionamenti e condividere le proposte in una giornata di
confronto, il 17 gennaio all’Università Statale di Milano, dalle 10.30
della mattina con workshop tematici e nel pomeriggio per un’assemblea
nazionale che condivida e definisca il programma delle iniziative.
Nel 2015 l’uscita dalla crisi sociale percorre anche la strada dell’opposizione ad Expo!
Le compagne e i compagni della rete Attitudine NoExpo
Il programma completo dell’Assemblea Nazionale No Expo in programma Sabato 17/1 a Milano.
La plenaria della prima Assemblea Nazionale NoExpo comincerà alle ore 15 in Università degli Studi di Milano – via festa del perdono (M1 – duomo).Al mattino, a cominciare dalle ore 10.30, si terranno diversi workshop tematici:
Genere ed Expo
Expo 2015 non è “solo” debito, cemento e precarietà, ma è anche l’alibi per mettere in campo stereotipi e modelli di controllo e normalizzazione, soprattutto delle identità di genere. In questo quadro ci interessa soffermarci e capire il significato che assumono la campagna WomenForExpo e il pinkwashing messo in atto per cercare di attrarre e soddisfare il turismo omosessuale, oltre a mettere a valore contenuti e pratiche trasversali alle reti e ai soggetti che le compongono.
No expo in ogni città – Riappropriazioni debite
Expo2015 visto da Bergamo è un misto di scuse e mimetizzazioni, in una sola parola: Expo come acceleratore.
Il disastro Brebemi, l’ampliamento dell’aeroporto Caravaggio e altre opere più o meno connesse, sono state concepite prima e aldilà di Expo ma ormai da mesi (o anni) gestori, amministratori e giornalisti al soldo, prendono in prestito la data del primo maggio 2015 per giustificare opere e fondi che senso non ne hanno. Questo tipo di ricadute del mega evento sono presenti su tutto il territorio nazionale, l’obiettivo è quello di condividerle per rafforzare e rilanciare la necessità di sabotare Expo. Centrale è il tema della riappropriazione: svelare la contraddizione tra il mantra dell’austerity e i fondi predati dagli stessi paladini della trojka nelle speculazioni di Expo, ma non solo, è propedeutico alla riappropriazione delle ricchezze comuni espropriate attraverso la speculazione. Ogni speculazione, ogni grande opera inutile, in sostanza ogni meccanismo predatorio, per sua stessa natura ci fa vantare un credito esigibile tramite la lotta, con l’obiettivo di recuperare ciò che ci è stato tolto. Sfruttando il momento in cui moltissime realtà nazionali si incontrano per amplificare il percorso dell’attitudine no Expo, vogliamo mettere in sistema le intelligenze per trovare delle pratiche di riappropriazione.
Le risorse ingurgitate dal dispositivo capitalista sono probabilmente perdute e ci spingono a trovare forme attraverso le quali prenderci ciò che ci spetta, per realizzare no Expo in ogni città.
Expoxchi? Tutte le (vere) opportunità di Expò 2015, casa – saperi – reddito
Expò 2015 è una “gigantesca opportunità”. questa è la retorica principale grazie a cui il potere giustifica e produce consenso (per quello che ancora gli serve) intorno al grande evento e soprattutto intorno al modello predatorio che Expo rappresenta. C’è chi è affascinato dai colossi di vetro e di cemento mentre si scatena la guerra ai poveri nei quartieri popolari. C’è chi chi crede e spera che facendo il volontario avrà un futuro sicuro e garantito, mentre il governo Renzi ne approfitta per approvare il Jobs Act. C’è chi crede che l’evento porterà ricchezza, quando ogni singolo precedente in tutto il mondo palesa il contrario. C’è chi crede che mettere la propria intelligenza a profitto per Expo sia la sua chance di carriera e non pensa a mettersi a servizio dei bisogni di chi vive i territori. Di fronte al “modello expo” non può restare margine per le illusioni ed è proprio nella disillusione che si radica la possibilità della soggettivazione, dell’organizzazione, dell’incontro, della rabbia, della resistenza, della riappropriazione e del mutuo soccorso. Expo lo blocchiamo ogni volta che blocchiamo uno sgombero lì dove vogliono alzare un nuovo grattacielo, ogni volta che ci riprendiamo un pezzo di città sottraendolo alla rendita. Fermiamo un pezzo di Expo con ogni lotta dal basso per una vita degna contro il loro profitto. Ne parliamo a partire dalle lotte territoriali per la casa, per la riappropriazione di reddito e di sapere.
I tentacoli di expo sul mondo della formazione
Indagine sugli aspetti del lavoro gratuito e delle diverse forme che prende in relazione ad Expo. Laboratorio interattivo di acquisizione di conoscenze e scambio di esperienze per creare una rete di comunicazione studentesca che incida sul blocco del meccanismo del lavorare gratis
Atenei contro expo2015
In occasione dell’assemblea nazionale del 17 Gennaio 2015 gli studenti e le studentesse degli atenei milanesi che hanno partecipato alla campagna ”Io non lavoro gratis per expo” vi invitano a un tavolo di lavoro dove vi presenteranno il percorso politico svolto fin’ora. Dal combattere i posti di lavoro non retribuiti allo smascherare lo sporco che si nasconde dietro ai grandi marchi che saranno i protagonisti di Expo abbiamo prodotto dei dossier di approfondimento che utilizzeremo per gettare le basi alla stesura di un documento che intendiamo creare assieme a studenti e studentesse di tutti gli atenei Italiani. Oltre al documento miriamo a creare una rete di contatti tra le realtà universitarie.
Destituire la metropoli
Proveremo a declinare cosa intendiamo quando diciamo che la metropoli è la madre di tutti i dispositivi e il brodo di cultura spazio temporale del capitalismo . Partiremo dalla domanda ” come scioperare un metropoli e approderemo al paradigma expo.
VENERDI 14 NOVEMBRE - SCIOPERIAMO EXPO A MILANO
Il collettivo Soy Mendel ha deciso di partecipare attivamente al corteo che si terrà domani Venerdi 14 Novembre nello spezzone NoExpo.
Il concentramento sarà alle ora 9.30 in Largo Cairoli.
E’ tempo di sciopero sociale, anche a Milano.
Scioperiamo Expo2015, fermiamo debito, cemento e precarietà!
14 novembre – h9.30 – L.go Cairoli
In principio era la scarsa crescita: meno lacci e lacciuoli, costo del lavoro più basso, rilancio dell’economia.
Poi arrivò la stagnazione, differenti bolle esplosero, consentendo ristrutturazioni di interi settori a scapito dei diritti e dei salari di chi vi lavorava.
Poi giunse la crisi finanziaria, come un’epifania, a metterci tutti in riga per lavorare per il bene di tutti, padroni e lavoratori insieme, per uscire dalla crisi. Alla crisi si è sostituita l’austerità, in tempi di vacche magre non ci potevamo permettere di suggerire di migliorare il benessere collettivo. Lo spettacolo della grande ristrutturazione globale ai più è sembrata una restaurazione, condita da megaeventi e grandi opere a fungere da acceleratore in favore dell’avvento di un nuovo ordine.
Ora ci troviamo davanti il jobs act, i decreti sfasciaitalia, una nuova retorica di governo dal sapore antico, padronale.
Ora però, il tenore di questo racconto deve cambiare! Prendete appunti, scioperiamo!
per tutte le info http://blog.scioperosociale.it/
Il concentramento sarà alle ora 9.30 in Largo Cairoli.
E’ tempo di sciopero sociale, anche a Milano.
Scioperiamo Expo2015, fermiamo debito, cemento e precarietà!
14 novembre – h9.30 – L.go Cairoli
In principio era la scarsa crescita: meno lacci e lacciuoli, costo del lavoro più basso, rilancio dell’economia.
Poi arrivò la stagnazione, differenti bolle esplosero, consentendo ristrutturazioni di interi settori a scapito dei diritti e dei salari di chi vi lavorava.
Poi giunse la crisi finanziaria, come un’epifania, a metterci tutti in riga per lavorare per il bene di tutti, padroni e lavoratori insieme, per uscire dalla crisi. Alla crisi si è sostituita l’austerità, in tempi di vacche magre non ci potevamo permettere di suggerire di migliorare il benessere collettivo. Lo spettacolo della grande ristrutturazione globale ai più è sembrata una restaurazione, condita da megaeventi e grandi opere a fungere da acceleratore in favore dell’avvento di un nuovo ordine.
Ora ci troviamo davanti il jobs act, i decreti sfasciaitalia, una nuova retorica di governo dal sapore antico, padronale.
Ora però, il tenore di questo racconto deve cambiare! Prendete appunti, scioperiamo!
per tutte le info http://blog.scioperosociale.it/
MARTEDI 10 NOVEMBRE - PRESIDIO NO EXPO
Martedi 10 Novembre 2014 alle ore 20.30 si terrà a Rho, sotto il palazzo comunale di Piazza Visconti, un presidio per accogliere in maniera degna l'amministratore delegato di Expo spa Giuseppe Sala.
Come collettivo di Soy Mendel abbiamo deciso di partecipare al presidio, organizzato dai compagni e dalle compagne di SOS Fornace e di Attitudine No Expo, condividendone i contenuti e riconoscendo nella città di Rho un posto chiave e simbolico della lotta NoExpo.
Come da nostra abitudine ci andremo tutti assieme. Ci troviamo alle 19.45 davanti a Soy Mendel.
Sotto il comunicato scritto da SOS Fornace
Martedì 11 novembre dalle 20:30 presidio No Expo sotto il palazzo comunale
Per martedì 11 novembre è convocato a Rho un consiglio comunale al quale sono invitati anche il commissario unico di Expo 2015 nonché AD di Expo 2015 S.p.A. Giuseppe Sala e il direttore comunicazione di Expo 2015 S.p.A. Rossella Citterio. Uno solo il punto all’ordine del giorno: “Expo 2105: opportunità per il territorio rhodense”.
Ci domandiamo se chi compone la maggioranza in consiglio comunale viva effettivamente sul territorio che amministra o se creda così ciecamente all’immagine di “Città vetrina” che in questi anni ha contribuito a creare, visto che le cronache quotidiane indicano senza possibilità di errore quali siano i soggetti che hanno realmente avuto delle “opportunità” dall’Esposizione che si svolgerà nel 2015 sul nostro territorio. E stiamo parlando dei politici, degli imprenditori, dei faccendieri e dei mafiosi che banchettano su appalti da milioni di euro secondo uno scientifico e ben oliato meccanismo di spartizione. Viceversa, ai precari, ai disoccupati, agli studenti e ai giovani di un territorio con un tasso di disoccupazione giovanile di oltre il 30% si chiede di lavorare gratis come volontari per Expo, nella speranza di arricchire un curriculum sempre più vuoto, senza passato e senza futuro.
Questa, che può esser scambiata per una “doppia morale”, è in realtà la filosofia di Expo 2015, il mega-evento finanziato con miliardi sottratti alle risorse collettive per garantire gli interessi privati delle varie “cupole” e centri di potere, legali ed illegali.
Per questo Sala e Citterio, nella Rho impoverita da Expo 2015, non possono che essere considerati “ospiti non graditi”. Del resto i rhodensi ben ricordano le mirabolanti promesse – in primis occupazionali – legate alla costruzione del nuovo polo fieristico, ben presto risoltesi in fumo e in tristi primati in materia di caporalato, precarietà e sfruttamento a cui oggi è legato il nome di Fiera Milano. Un’anticipazione su scala ridotta di quello che sarà Expo 2015.
Forse il sindaco Pd di Rho Romano, dopo l’arresto di Luigi Addisi, ex consigliere comunale del Partito Democratico e uomo della ‘Ndrangheta nelle istituzioni rhodensi, vuole con questo invito utilizzare Sala come stampella per il difficile momento politico che sta attraversando la sua maggioranza. Ma legandosi indissolubilmente al grande evento del 2015, Romano non farà che seguirne la parabola verso l’annunciato flop.
L’opposizione sociale sul territorio di Rho è felice di poter dare al commissario Sala il proprio caldo benvenuto in città lanciando un presidio contro la città vetrina di Expo 2015, laboratorio di debito, cemento e precarietà che anticipa il paese di domani, in vista dello sciopero sociale del 14 novembre.
Martedì 11 novembre
Presidio No Expo sotto il palazzo comunale
Rho – Piazza Visconti – dalle 20:30
Come collettivo di Soy Mendel abbiamo deciso di partecipare al presidio, organizzato dai compagni e dalle compagne di SOS Fornace e di Attitudine No Expo, condividendone i contenuti e riconoscendo nella città di Rho un posto chiave e simbolico della lotta NoExpo.
Come da nostra abitudine ci andremo tutti assieme. Ci troviamo alle 19.45 davanti a Soy Mendel.
Sotto il comunicato scritto da SOS Fornace
Martedì 11 novembre dalle 20:30 presidio No Expo sotto il palazzo comunale
Per martedì 11 novembre è convocato a Rho un consiglio comunale al quale sono invitati anche il commissario unico di Expo 2015 nonché AD di Expo 2015 S.p.A. Giuseppe Sala e il direttore comunicazione di Expo 2015 S.p.A. Rossella Citterio. Uno solo il punto all’ordine del giorno: “Expo 2105: opportunità per il territorio rhodense”.
Ci domandiamo se chi compone la maggioranza in consiglio comunale viva effettivamente sul territorio che amministra o se creda così ciecamente all’immagine di “Città vetrina” che in questi anni ha contribuito a creare, visto che le cronache quotidiane indicano senza possibilità di errore quali siano i soggetti che hanno realmente avuto delle “opportunità” dall’Esposizione che si svolgerà nel 2015 sul nostro territorio. E stiamo parlando dei politici, degli imprenditori, dei faccendieri e dei mafiosi che banchettano su appalti da milioni di euro secondo uno scientifico e ben oliato meccanismo di spartizione. Viceversa, ai precari, ai disoccupati, agli studenti e ai giovani di un territorio con un tasso di disoccupazione giovanile di oltre il 30% si chiede di lavorare gratis come volontari per Expo, nella speranza di arricchire un curriculum sempre più vuoto, senza passato e senza futuro.
Questa, che può esser scambiata per una “doppia morale”, è in realtà la filosofia di Expo 2015, il mega-evento finanziato con miliardi sottratti alle risorse collettive per garantire gli interessi privati delle varie “cupole” e centri di potere, legali ed illegali.
Per questo Sala e Citterio, nella Rho impoverita da Expo 2015, non possono che essere considerati “ospiti non graditi”. Del resto i rhodensi ben ricordano le mirabolanti promesse – in primis occupazionali – legate alla costruzione del nuovo polo fieristico, ben presto risoltesi in fumo e in tristi primati in materia di caporalato, precarietà e sfruttamento a cui oggi è legato il nome di Fiera Milano. Un’anticipazione su scala ridotta di quello che sarà Expo 2015.
Forse il sindaco Pd di Rho Romano, dopo l’arresto di Luigi Addisi, ex consigliere comunale del Partito Democratico e uomo della ‘Ndrangheta nelle istituzioni rhodensi, vuole con questo invito utilizzare Sala come stampella per il difficile momento politico che sta attraversando la sua maggioranza. Ma legandosi indissolubilmente al grande evento del 2015, Romano non farà che seguirne la parabola verso l’annunciato flop.
L’opposizione sociale sul territorio di Rho è felice di poter dare al commissario Sala il proprio caldo benvenuto in città lanciando un presidio contro la città vetrina di Expo 2015, laboratorio di debito, cemento e precarietà che anticipa il paese di domani, in vista dello sciopero sociale del 14 novembre.
Martedì 11 novembre
Presidio No Expo sotto il palazzo comunale
Rho – Piazza Visconti – dalle 20:30
DOCUMENTO POLITICO CONCLUSIVO SULLA DUE GIORNI NOEXPO
Condividiamo con piacere il documento politico scritto a chiusura della due giorni EXPOFAMALE organizzato dalle compagne e i compagni della Rete Attitudine NoExpo
http://www.noexpo.org/2014/10/20/oltre-expo2015-per-il-diritto-alla-citta/
DOCUMENTO POLITICO CONCLUSIVO
Grandi opere e mega-eventi: liberiamocene!
11-12 ottobre 2014, Milano
L’11 e il 12 ottobre cittadine e cittadini, movimenti e comitati si sono ritrovati a Milano per ribadire il loro No e la loro volontà di resistenza di fronte all’Esposizione Universale del 2015 e ai processi che il mega-evento veicola ed impone.
La due giorni è stata una tappa importante nel ricco calendario di lotta per l’autunno con cui in tutto il paese abbiamo deciso di prendere parola di fronte alla restaurazione neoliberista che i poteri economici, politici, finanziari, militari stanno applicando in Europa e nel mondo.
Expo2015 è un tassello, Milano uno spicchio, eppure è qui che si intrecciano forti interessi e pericolosi processi sociali; è qui che si sta sperimentando un nuovo modello economico, lavorativo, di governo del territorio.
Il corteo di sabato 11 e le assemblee di domenica 12 hanno portato a due ordini di discorsi: uno interno, legato al contesto milanese e lombardo; l’altro di respiro più ampio, capace di mostrare il rilievo nazionale della battaglia NoExpo.
ROMPERE LA ZONA GRIGIA, SOSTENERE L’OPZIONE ZERO
Le parole d’ordine della manifestazione NoExpo, dove hanno sfilato oltre 4000 persone per i luoghi simbolo della trasformazione urbana, sociale e territoriale di Milano, assieme alle linee tracciate dall’assemblea generale di domenica mattina, parlano chiaramente: il nostro programma politico minimo è ancora l’opzione zero, l’annullamento di Expo e la reversibilità dei processi con esso avviati.
Nonostante infatti manchino poco meno di 200 giorni all’apertura dei cancelli e nonostante ormai nell’opinione comune la realizzazione e lo svolgimento di Expo siano ormai irreversibili, noi continuiamo a sostenere l’unica opzione che ci sembra praticabile: con il mega-evento e la sua macchina politico-economica non si scende a compromessi, né si può accettare la retorica inclusiva e partecipativa che vorrebbe l’Esposizione universale un luogo e un’occasione per tutti.
Expo2015 si può e si deve ancora fermare: non consideriamo per un attimo i ritardi oramai strutturali nella realizzazione concreta del Sito espositivo e della maggior parte delle opere accessorie, senza parlare delle tangenti milionarie che hanno ulteriormente rallentato i lavori; la devastazione dei quartieri interessati dalle infrastrutture di servizio, il saccheggio delle risorse collettive, lo sfruttamento lavorativo nei cantieri adesso e nelle attività legate ad Expo nei 6 mesi dell’evento, la contraddizione tra il claim “Nutrire il pianeta” e la reale devastazione e coercizione di milioni di vite che diventano prodotto economico da vendere, imbellettate da un supposto made in Italy, l’esautoramento degli organismi rappresentativi a causa dei poteri speciali del SuperCommissario: tutto questo si può e si deve ancora fermare.
E’ proprio questo che ci insegna la lotta NoCanal, contro la devastante Via d’Acqua che avrebbe dovuto attraversare il polmone verde di Milano, i quattro parchi dell’ovest cittadino: opera bloccata e messa seriamente in discussione solo dalla mobilitazione dei cittadini e degli attivisti NoExpo, che per oltre un anno e con ogni clima, dalle primissime ore del mattino hanno impedito ai lavori di iniziare e proseguire. Proprio i NoCanal hanno rappresentato la forma di un’opposizione sociale capace di inceppare gli ingranaggi della macchina Expo. Non a caso nel corteo di sabato 11 particolare attenzione è stata dedicata alla battaglia contro la Via d’Acqua (presente uno spezzone NoCanal) e l’assemblea mattutina di domenica 12 si è svolta al quartiere Gallaratese, uno dei luoghi simbolo della protesta.
Ma è questo che ci insegnano anche i compagni del Pacì Paciana di Bergamo e gli attivisti del Comitato di Zingonia nella bergamasca, che da anni portano avanti una battaglia dentro il quartiere-città voluto per raccogliere la manodopera negli scorsi decenni ed ora a rischio distruzione a causa del reticolo autostradale progettato (e per fortuna solo in parte realizzato) per Expo.
E’ infine questo il senso delle campagne di rifiuto del lavoro non pagato, spacciato nella comunicazione di Expo come opportunità, che hanno già messo a segno un primo risultato nel radicale ridimensionamento da parte di expo spa del numero di “volontari” necessari all’evento, ridotti ad un terzo delle previsioni iniziali.
La manifestazione di sabato ha messo in evidenza due questioni da cui ripartire: la prima è la capacità di mobilitazione unitaria da parte delle realtà coinvolte nelle lotte di questi anni, la seconda è la necessità di raggiungere una cerchia molto più ampia di persone, toccate dalle nocività di Expo ma ancora lontane da una mobilitazione reale.
E’ infatti necessario affiancare, all’incessante lavoro di denuncia e svelamento dei dispositivi di Expo, una riaffermazione del concetto di Diritto alla Città , mettendo in campo:
*pratiche capaci di rappresentare un’altra idea del territorio attraverso la riappropriazione degli spazi che l’economia dell’evento destina all’abbandono e alla speculazione finanziaria;
*un’altra idea di lavoro, sul terreno dell’autoproduzione, che possa rappresentare una scelta praticabile e per cui valga la pena mobilitarsi, rifiutando la cooptazione della macchina-Expo.
Stiamo parlando di tutti quei soggetti che oggi rassegnati al doversi piegare al ruolo ed alle condizioni esistenziali che il mega-evento attribuisce loro.
Se infatti l’incapacità manifesta e l’atteggiamento predatorio dei responsabili del mega-evento hanno da tempo allontanato l’opinione pubblica da ogni entusiasmo, le mille sirene di expo sembrano comunque riuscire a far dimenticare gli scempi fatti in suo nome sul territorio o a creare una qualche aspettativa in coloro che sono chiamati a lavorare gratis in cambio di una promessa di visibilità o, infine, di coinvolgere comunque quel tessuto associativo/cooperativo, che pur essendo critico, vede in expo un’opportunità economica per sopravvivere il prossimo anno, cercando di nascondere la contraddizione tra il claim “Nutrire il pianeta” e la reale devastazione e coercizione di milioni di vite che diventano prodotto economico da vendere, imbellettato dal mantra, ormai privo di significato, del made in Italy.
Permane una disposizione ad accettare come inevitabile il portato di Expo, di cui tanto vale prendere quel poco di buono che c’è. Così questo aspetto diventa rilevante nella pretesa valorizzazione della formazione scolastica e universitaria tramite il volontariato o i contratti di somministrazione per gli studenti, enorme bacino di manodopera a costo zero.
Molte realtà poi, che si definiscono da sé come progressiste, altermondiste, o figlie del riformismo ecologico e alimentare, dopo aver mostrato un approccio “critico” verso Expo, hanno accettato di parteciparvi “in modo costruttivo”, per proseguire nella ricerca di contatti tra le istituzioni e i soggetti di mercato presenti, con lo scopo di raggranellare finanziamenti diretti o indiretti per i propri progetti: Slow Food, Arci, Legambiente, Manitese, WWF, tra i tanti, e molti, troppi Distretti di Economia Solidale (tutti presenti in Cascina Triulza come “EXPO dei popoli”). Tolti i casi particolari di Eataly e COOP Italia, i due monopolisti interni al sito Expo e tra i soggetti economici più potenti in Italia nel campo agroalimentare, che si presentano come il volto buono e giusto dello sfruttamento lavorativo e di ogni esistenza, umana e animale, negli altri casi ci si è illusi di poter portare contenuti progressisti e di giustizia alimentare dentro un evento di segno opposto. In questo modo si è solo contribuito ad una legittimazione su più ampia scala di Expo – e dei processi e delle dinamiche che lo caratterizzano – che si potrebbe concretizzare nella ricerca di volontari tra chi già lo fa per queste singole sigle no-profit, sovvertendo il significato stesso di volontariato.
E’ arrivato il momento di rompere definitivamente questa zona grigia e questa ambiguità di fondo: o ci si oppone al modello-Expo, oppure si è complici dello sfruttamento del lavoro, di quell’ipoteca sul futuro che è il debito, della gentrificazione dei quartieri, della devastazione ambientale, dello sfruttamento degli animali, della privatizzazione della mobilità, della disuguaglianza alimentare.
Al tempo stesso tuttavia, come già detto, riteniamo necessario che il vasto reticolo dell’opposizione sociale e politica ad Expo riesca a costruire e rappresentare un’alternativa valida: troppo spesso infatti più che di “tradimento”, si tratta di ingenuità, poca informazione, o mancanza di altre opzioni praticabili e realistiche.
La nostra sifda è rompere l’ambiguità non solo con la denuncia, ma anche con una progettualità e delle proposte forti, radicate, reali.
Questa la posta in gioco, questa la scelta da fare.Quella contro Expo è una battaglia che riguarda non solo Milano, non solo l’Italia, ma l’Europa intera. Il sistema Expo è di fatto uno degli strumenti di cui si serve la Troika per consolidare anche a livello locale quella logica di accumulazione del capitale a beneficio di pochi circuiti definiti soffocando ogni possibilità di redistribuzione delle ricchezze. La sfida parte quindi dal locale, ma è globale Chiamateci pure massimalisti, ma troppo spesso la sospensione del giudizio e l’impossibilità di scegliere altre strade sono stati solo delle scuse per non prendere posizione o lasciare dei vuoti, riempiti dai peggiori orrori.
SE EXPO2015 E’ IL LABORATORIO, L’ATTITUDINE NOEXPO E’ IL NOSTRO MODELLO ANTAGONISTA
Durante l’assemblea pubblica, tenutasi nel Gallaratese, e l’incontro su sovranità alimentare e sovranità sociale, svolta nella fabbrica autogestita Ri-Maflow di Trezzano sul Naviglio, il dialogo nato tra le persone presenti ha saputo individuare i processi principali che si nascondono dietro lo spettacolo del mega-evento e a cui opponiamo il nostro modello alternativo e antagonista.
Se infatti l’Esposizione universale ha una durata temporale e fisica delimitata (6 mesi, nell’area di 1 Mln di mq tra Rho e Pero), i meccanismi messi in moto e le sue eredità continueranno anche in futuro, segnando il futuro del territorio. Allo stesso modo le assemblee hanno voluto ribadire che anche la lotta NoExpo non si pone una durata limitata, ristretta tra il periodo che ci separa dal Primo Maggio e il 31 ottobre 2015, quando Expo finirà: NoExpo si pone come percorso di lungo respiro, capace non solo di inceppare il mega-evento, ma anche di radicarsi come pratica di riprogettazione dal basso della città e del territorio.
Cosa si nasconde infatti dietro Expo2015?
• Il consolidamento di un’economia metropolitana fondata sugli eventi e sugli spettacoli, che prevede un’alta disoccupazione permanente e un lavoro stagionale, precario e sempre più spesso volontario. Gli accordi sindacali e lavorativi su Expo, superando i confini temporali e spaziali del mega-evento, ci raccontano di una atomizzazione radicale della forza-lavoro, sempre più privata, come degli strumenti legali per l’auto-organizzazione e la lotta sindacale: la precarietà è la vera scuola, che inizia a 16 anni per una durata, quella sì, indeterminata.
• Un modello di alimentazione e utilizzo delle risorse fortemente iniquo, asservito agli interessi dei monopoli e costruito sul territorio tramite un vasto reticolo di intermediari e distributori; l’agroindustria è uno dei principali business internazionali, fondata sulle braccia di lavoratori sfruttati e sottopagati, è il motore che spinge gli interessi europei e americani su Expo, il cui vero obiettivo appare sempre più il forzare la mano sugli Ogm e sulla liberalizzazione del settore agricolo e alimentare, nei paesi (in primis l’Italia) che ancora pongono “eccessivi” vincoli. Come nel settore dell’acqua in cui multinazionali e governi al loro servizio, come il nostro, spingono sempre più verso la liberalizzazione e la privatizzazione, laddove non c’è ancora. Il fatto che la piazzetta tematica dell’acqua nel padiglione Italia sia stata appaltata alla Nestlè, tra le maggiori multinazionali responsabili della mercificazione dell’acqua, la dice lunga sul messaggio che Expo vuol dare.
• una retorica verso gli animali-cibo che fa proprie le sensibilità e le parole d’ordine degli animalisti solo per creare consenso e marketing, nascondendo le vere torture e dominazioni che, invece, continueranno a perpetuare sui più deboli senza nessun cambiamento esistenziale;
• un governo del territorio che fa dello stato d’emergenza e d’eccezione la normalità (giustificata da una Grande crisi che ormai si rivela strutturale), che ignora la volontà popolare e il principio della trasparenza, esautora gli organismi elettivi, consegna la pianificazione urbana e territoriale al mercato: nuovi dispositivi di governo non solo legislativi, ma anche radicati nella città attraverso la spartizione legale e illegale dei diritti edificatori, che ridisegnano la geografia urbana (e l’intreccio di livelli che si porta dietro: mobilità, cultura, alimentazione, economia, formazione, lavoro).
La grande beffa è che tutto questo viene realizzato indebitando ulteriormente la collettività: gli oltre 10 miliardi di Expo e delle opere accessorie (in particolare il reticolo autostradale, realizzato per un terzo), pesante zavorra che purtroppo temiamo ci troveremo a dover subire per decenni quando la sbornia expottimista sarà finita e la città si ritroverà più povera, ingiusta, cementificata.
Come rete Attitudine NoExpo e come movimenti che hanno animato la due giorni dell’11 e 12 ottobre siamo consapevoli che è arrivato il momento di unire le forze e intensificare l’azione collettiva contro il modello Expo2015, ribadendo con decisione il nostro antagonismo: la sovranità alimentare e la sovranità sociale contro il modello dell’agrobusiness; l’autorganizzazione, il diritto al reddito e la centralità dei lavoratori contro la precarietà e lo sfruttamento del lavoro ed il
boicottaggio de lavoro volontario attraverso campagne di sensibilizzazione, inchieste e subvertising a partire da mondo della formazione; la difesa della Terra e il recupero del verde pubblico e dei terreni agricoli, rivalutati in chiave di utilità sociale e collettiva; la riorganizzazione di scuole e università liberate dall’asservimento al mercato e alle aziende; una mobilità pubblica per tutte e tutti; la priorità all’emergenza sociale della casa e l’assegnazione alle famiglie senza un tetto; la crescente sperimentazione di forme di socialità non assoggettate al mercato, inclusive e capaci di riconoscere la dignità dell’Altro in ogni suo desiderio o esistenza; l’acqua diritto umano e non merce.
Per ribadire tutto questo è stato condiviso un programma delle prossime iniziative, da svolgersi in parallelo alla costituzione di un laboratorio aperto e collettivo sul diritto alla città:
• 14 novembre: sciopero sociale
• Dicembre: nuova mobilitazione NoExpo
• 30 aprile – 3 maggio: meeting internazionale contro il modello-Expo
E’ tempo di dimostrare la percorribilità di un modello sociale, di sviluppo e di civiltà alternativo, antagonista, che abbia come principio di base l’uguaglianza.
11-12 ottobre 2014, le compagne e i compagni della Rete Attitudine NoExpo
http://www.noexpo.org/2014/10/20/oltre-expo2015-per-il-diritto-alla-citta/
Oltre Expo2015 per il diritto alla città
DOCUMENTO POLITICO CONCLUSIVO
Grandi opere e mega-eventi: liberiamocene!
11-12 ottobre 2014, Milano
L’11 e il 12 ottobre cittadine e cittadini, movimenti e comitati si sono ritrovati a Milano per ribadire il loro No e la loro volontà di resistenza di fronte all’Esposizione Universale del 2015 e ai processi che il mega-evento veicola ed impone.
La due giorni è stata una tappa importante nel ricco calendario di lotta per l’autunno con cui in tutto il paese abbiamo deciso di prendere parola di fronte alla restaurazione neoliberista che i poteri economici, politici, finanziari, militari stanno applicando in Europa e nel mondo.
Expo2015 è un tassello, Milano uno spicchio, eppure è qui che si intrecciano forti interessi e pericolosi processi sociali; è qui che si sta sperimentando un nuovo modello economico, lavorativo, di governo del territorio.
Il corteo di sabato 11 e le assemblee di domenica 12 hanno portato a due ordini di discorsi: uno interno, legato al contesto milanese e lombardo; l’altro di respiro più ampio, capace di mostrare il rilievo nazionale della battaglia NoExpo.
ROMPERE LA ZONA GRIGIA, SOSTENERE L’OPZIONE ZERO
Le parole d’ordine della manifestazione NoExpo, dove hanno sfilato oltre 4000 persone per i luoghi simbolo della trasformazione urbana, sociale e territoriale di Milano, assieme alle linee tracciate dall’assemblea generale di domenica mattina, parlano chiaramente: il nostro programma politico minimo è ancora l’opzione zero, l’annullamento di Expo e la reversibilità dei processi con esso avviati.
Nonostante infatti manchino poco meno di 200 giorni all’apertura dei cancelli e nonostante ormai nell’opinione comune la realizzazione e lo svolgimento di Expo siano ormai irreversibili, noi continuiamo a sostenere l’unica opzione che ci sembra praticabile: con il mega-evento e la sua macchina politico-economica non si scende a compromessi, né si può accettare la retorica inclusiva e partecipativa che vorrebbe l’Esposizione universale un luogo e un’occasione per tutti.
Expo2015 si può e si deve ancora fermare: non consideriamo per un attimo i ritardi oramai strutturali nella realizzazione concreta del Sito espositivo e della maggior parte delle opere accessorie, senza parlare delle tangenti milionarie che hanno ulteriormente rallentato i lavori; la devastazione dei quartieri interessati dalle infrastrutture di servizio, il saccheggio delle risorse collettive, lo sfruttamento lavorativo nei cantieri adesso e nelle attività legate ad Expo nei 6 mesi dell’evento, la contraddizione tra il claim “Nutrire il pianeta” e la reale devastazione e coercizione di milioni di vite che diventano prodotto economico da vendere, imbellettate da un supposto made in Italy, l’esautoramento degli organismi rappresentativi a causa dei poteri speciali del SuperCommissario: tutto questo si può e si deve ancora fermare.
E’ proprio questo che ci insegna la lotta NoCanal, contro la devastante Via d’Acqua che avrebbe dovuto attraversare il polmone verde di Milano, i quattro parchi dell’ovest cittadino: opera bloccata e messa seriamente in discussione solo dalla mobilitazione dei cittadini e degli attivisti NoExpo, che per oltre un anno e con ogni clima, dalle primissime ore del mattino hanno impedito ai lavori di iniziare e proseguire. Proprio i NoCanal hanno rappresentato la forma di un’opposizione sociale capace di inceppare gli ingranaggi della macchina Expo. Non a caso nel corteo di sabato 11 particolare attenzione è stata dedicata alla battaglia contro la Via d’Acqua (presente uno spezzone NoCanal) e l’assemblea mattutina di domenica 12 si è svolta al quartiere Gallaratese, uno dei luoghi simbolo della protesta.
Ma è questo che ci insegnano anche i compagni del Pacì Paciana di Bergamo e gli attivisti del Comitato di Zingonia nella bergamasca, che da anni portano avanti una battaglia dentro il quartiere-città voluto per raccogliere la manodopera negli scorsi decenni ed ora a rischio distruzione a causa del reticolo autostradale progettato (e per fortuna solo in parte realizzato) per Expo.
E’ infine questo il senso delle campagne di rifiuto del lavoro non pagato, spacciato nella comunicazione di Expo come opportunità, che hanno già messo a segno un primo risultato nel radicale ridimensionamento da parte di expo spa del numero di “volontari” necessari all’evento, ridotti ad un terzo delle previsioni iniziali.
La manifestazione di sabato ha messo in evidenza due questioni da cui ripartire: la prima è la capacità di mobilitazione unitaria da parte delle realtà coinvolte nelle lotte di questi anni, la seconda è la necessità di raggiungere una cerchia molto più ampia di persone, toccate dalle nocività di Expo ma ancora lontane da una mobilitazione reale.
E’ infatti necessario affiancare, all’incessante lavoro di denuncia e svelamento dei dispositivi di Expo, una riaffermazione del concetto di Diritto alla Città , mettendo in campo:
*pratiche capaci di rappresentare un’altra idea del territorio attraverso la riappropriazione degli spazi che l’economia dell’evento destina all’abbandono e alla speculazione finanziaria;
*un’altra idea di lavoro, sul terreno dell’autoproduzione, che possa rappresentare una scelta praticabile e per cui valga la pena mobilitarsi, rifiutando la cooptazione della macchina-Expo.
Stiamo parlando di tutti quei soggetti che oggi rassegnati al doversi piegare al ruolo ed alle condizioni esistenziali che il mega-evento attribuisce loro.
Se infatti l’incapacità manifesta e l’atteggiamento predatorio dei responsabili del mega-evento hanno da tempo allontanato l’opinione pubblica da ogni entusiasmo, le mille sirene di expo sembrano comunque riuscire a far dimenticare gli scempi fatti in suo nome sul territorio o a creare una qualche aspettativa in coloro che sono chiamati a lavorare gratis in cambio di una promessa di visibilità o, infine, di coinvolgere comunque quel tessuto associativo/cooperativo, che pur essendo critico, vede in expo un’opportunità economica per sopravvivere il prossimo anno, cercando di nascondere la contraddizione tra il claim “Nutrire il pianeta” e la reale devastazione e coercizione di milioni di vite che diventano prodotto economico da vendere, imbellettato dal mantra, ormai privo di significato, del made in Italy.
Permane una disposizione ad accettare come inevitabile il portato di Expo, di cui tanto vale prendere quel poco di buono che c’è. Così questo aspetto diventa rilevante nella pretesa valorizzazione della formazione scolastica e universitaria tramite il volontariato o i contratti di somministrazione per gli studenti, enorme bacino di manodopera a costo zero.
Molte realtà poi, che si definiscono da sé come progressiste, altermondiste, o figlie del riformismo ecologico e alimentare, dopo aver mostrato un approccio “critico” verso Expo, hanno accettato di parteciparvi “in modo costruttivo”, per proseguire nella ricerca di contatti tra le istituzioni e i soggetti di mercato presenti, con lo scopo di raggranellare finanziamenti diretti o indiretti per i propri progetti: Slow Food, Arci, Legambiente, Manitese, WWF, tra i tanti, e molti, troppi Distretti di Economia Solidale (tutti presenti in Cascina Triulza come “EXPO dei popoli”). Tolti i casi particolari di Eataly e COOP Italia, i due monopolisti interni al sito Expo e tra i soggetti economici più potenti in Italia nel campo agroalimentare, che si presentano come il volto buono e giusto dello sfruttamento lavorativo e di ogni esistenza, umana e animale, negli altri casi ci si è illusi di poter portare contenuti progressisti e di giustizia alimentare dentro un evento di segno opposto. In questo modo si è solo contribuito ad una legittimazione su più ampia scala di Expo – e dei processi e delle dinamiche che lo caratterizzano – che si potrebbe concretizzare nella ricerca di volontari tra chi già lo fa per queste singole sigle no-profit, sovvertendo il significato stesso di volontariato.
E’ arrivato il momento di rompere definitivamente questa zona grigia e questa ambiguità di fondo: o ci si oppone al modello-Expo, oppure si è complici dello sfruttamento del lavoro, di quell’ipoteca sul futuro che è il debito, della gentrificazione dei quartieri, della devastazione ambientale, dello sfruttamento degli animali, della privatizzazione della mobilità, della disuguaglianza alimentare.
Al tempo stesso tuttavia, come già detto, riteniamo necessario che il vasto reticolo dell’opposizione sociale e politica ad Expo riesca a costruire e rappresentare un’alternativa valida: troppo spesso infatti più che di “tradimento”, si tratta di ingenuità, poca informazione, o mancanza di altre opzioni praticabili e realistiche.
La nostra sifda è rompere l’ambiguità non solo con la denuncia, ma anche con una progettualità e delle proposte forti, radicate, reali.
Questa la posta in gioco, questa la scelta da fare.Quella contro Expo è una battaglia che riguarda non solo Milano, non solo l’Italia, ma l’Europa intera. Il sistema Expo è di fatto uno degli strumenti di cui si serve la Troika per consolidare anche a livello locale quella logica di accumulazione del capitale a beneficio di pochi circuiti definiti soffocando ogni possibilità di redistribuzione delle ricchezze. La sfida parte quindi dal locale, ma è globale Chiamateci pure massimalisti, ma troppo spesso la sospensione del giudizio e l’impossibilità di scegliere altre strade sono stati solo delle scuse per non prendere posizione o lasciare dei vuoti, riempiti dai peggiori orrori.
SE EXPO2015 E’ IL LABORATORIO, L’ATTITUDINE NOEXPO E’ IL NOSTRO MODELLO ANTAGONISTA
Durante l’assemblea pubblica, tenutasi nel Gallaratese, e l’incontro su sovranità alimentare e sovranità sociale, svolta nella fabbrica autogestita Ri-Maflow di Trezzano sul Naviglio, il dialogo nato tra le persone presenti ha saputo individuare i processi principali che si nascondono dietro lo spettacolo del mega-evento e a cui opponiamo il nostro modello alternativo e antagonista.
Se infatti l’Esposizione universale ha una durata temporale e fisica delimitata (6 mesi, nell’area di 1 Mln di mq tra Rho e Pero), i meccanismi messi in moto e le sue eredità continueranno anche in futuro, segnando il futuro del territorio. Allo stesso modo le assemblee hanno voluto ribadire che anche la lotta NoExpo non si pone una durata limitata, ristretta tra il periodo che ci separa dal Primo Maggio e il 31 ottobre 2015, quando Expo finirà: NoExpo si pone come percorso di lungo respiro, capace non solo di inceppare il mega-evento, ma anche di radicarsi come pratica di riprogettazione dal basso della città e del territorio.
Cosa si nasconde infatti dietro Expo2015?
• Il consolidamento di un’economia metropolitana fondata sugli eventi e sugli spettacoli, che prevede un’alta disoccupazione permanente e un lavoro stagionale, precario e sempre più spesso volontario. Gli accordi sindacali e lavorativi su Expo, superando i confini temporali e spaziali del mega-evento, ci raccontano di una atomizzazione radicale della forza-lavoro, sempre più privata, come degli strumenti legali per l’auto-organizzazione e la lotta sindacale: la precarietà è la vera scuola, che inizia a 16 anni per una durata, quella sì, indeterminata.
• Un modello di alimentazione e utilizzo delle risorse fortemente iniquo, asservito agli interessi dei monopoli e costruito sul territorio tramite un vasto reticolo di intermediari e distributori; l’agroindustria è uno dei principali business internazionali, fondata sulle braccia di lavoratori sfruttati e sottopagati, è il motore che spinge gli interessi europei e americani su Expo, il cui vero obiettivo appare sempre più il forzare la mano sugli Ogm e sulla liberalizzazione del settore agricolo e alimentare, nei paesi (in primis l’Italia) che ancora pongono “eccessivi” vincoli. Come nel settore dell’acqua in cui multinazionali e governi al loro servizio, come il nostro, spingono sempre più verso la liberalizzazione e la privatizzazione, laddove non c’è ancora. Il fatto che la piazzetta tematica dell’acqua nel padiglione Italia sia stata appaltata alla Nestlè, tra le maggiori multinazionali responsabili della mercificazione dell’acqua, la dice lunga sul messaggio che Expo vuol dare.
• una retorica verso gli animali-cibo che fa proprie le sensibilità e le parole d’ordine degli animalisti solo per creare consenso e marketing, nascondendo le vere torture e dominazioni che, invece, continueranno a perpetuare sui più deboli senza nessun cambiamento esistenziale;
• un governo del territorio che fa dello stato d’emergenza e d’eccezione la normalità (giustificata da una Grande crisi che ormai si rivela strutturale), che ignora la volontà popolare e il principio della trasparenza, esautora gli organismi elettivi, consegna la pianificazione urbana e territoriale al mercato: nuovi dispositivi di governo non solo legislativi, ma anche radicati nella città attraverso la spartizione legale e illegale dei diritti edificatori, che ridisegnano la geografia urbana (e l’intreccio di livelli che si porta dietro: mobilità, cultura, alimentazione, economia, formazione, lavoro).
La grande beffa è che tutto questo viene realizzato indebitando ulteriormente la collettività: gli oltre 10 miliardi di Expo e delle opere accessorie (in particolare il reticolo autostradale, realizzato per un terzo), pesante zavorra che purtroppo temiamo ci troveremo a dover subire per decenni quando la sbornia expottimista sarà finita e la città si ritroverà più povera, ingiusta, cementificata.
Come rete Attitudine NoExpo e come movimenti che hanno animato la due giorni dell’11 e 12 ottobre siamo consapevoli che è arrivato il momento di unire le forze e intensificare l’azione collettiva contro il modello Expo2015, ribadendo con decisione il nostro antagonismo: la sovranità alimentare e la sovranità sociale contro il modello dell’agrobusiness; l’autorganizzazione, il diritto al reddito e la centralità dei lavoratori contro la precarietà e lo sfruttamento del lavoro ed il
boicottaggio de lavoro volontario attraverso campagne di sensibilizzazione, inchieste e subvertising a partire da mondo della formazione; la difesa della Terra e il recupero del verde pubblico e dei terreni agricoli, rivalutati in chiave di utilità sociale e collettiva; la riorganizzazione di scuole e università liberate dall’asservimento al mercato e alle aziende; una mobilità pubblica per tutte e tutti; la priorità all’emergenza sociale della casa e l’assegnazione alle famiglie senza un tetto; la crescente sperimentazione di forme di socialità non assoggettate al mercato, inclusive e capaci di riconoscere la dignità dell’Altro in ogni suo desiderio o esistenza; l’acqua diritto umano e non merce.
Per ribadire tutto questo è stato condiviso un programma delle prossime iniziative, da svolgersi in parallelo alla costituzione di un laboratorio aperto e collettivo sul diritto alla città:
• 14 novembre: sciopero sociale
• Dicembre: nuova mobilitazione NoExpo
• 30 aprile – 3 maggio: meeting internazionale contro il modello-Expo
E’ tempo di dimostrare la percorribilità di un modello sociale, di sviluppo e di civiltà alternativo, antagonista, che abbia come principio di base l’uguaglianza.
11-12 ottobre 2014, le compagne e i compagni della Rete Attitudine NoExpo
EXPO FA MALE !
Sabato 11 Ottobre aderiamo al corteo contro la logica di Expo
Ci troviamo alle 14.00 in via Cancano al 5 per andare assieme al corteo.
Domenica 12 parteciperemo anche alle iniziative sucessive sempre nel contesto della due giorni di EXPOFAMALE. Appuntamento per le 11 al Parco Pertini e poi si prosegue al Rimaflow.
Di seguito l'appello lanciato da Attitudine No Expo per la due giorni:
Le cronache e le inchieste delle ultime settimane hanno rivelato un
quadro di corruzione e malaffare che lega tra loro mega-eventi e grandi
opere, da Expo al TAV, passando per Mose e la ricostruzione post sisma
de L’Aquila.
Le lotte territoriali e i movimenti non hanno avuto bisogno dei tribunali per svelare questo legame, da anni denunciamo che dietro questi grandi progetti che devastano i territori che attraversano e drenano risorse dalle casse dello Stato, esiste un filo comune di logiche e soggetti che speculano e guadagnano.
Le lotte territoriali e i movimenti non hanno avuto bisogno dei tribunali per svelare questo legame, da anni denunciamo che dietro questi grandi progetti che devastano i territori che attraversano e drenano risorse dalle casse dello Stato, esiste un filo comune di logiche e soggetti che speculano e guadagnano.
Nonostante le evidenze, la macchina va avanti, ineluttabile destino
che prescinde dalla volontà politica. Ed ecco come per magia che
spuntano commissari speciali e leggi ad hoc, mentre qualche testa salta.
Ma come sempre l’incantesimo svanisce e tutto torna come prima,
criminalizzazione e repressione delle lotte comprese.
Milano, proiettata verso Expo2015, è l’esempio di questo.
L’impotenza del supercommissario Cantone e del sindaco Pisapia di
fronte a quanto accade sono segnali chiari: i lavori della via d’acqua
ancora appaltati alla corrotta Maltauro sono pronti a ripartire nelle
periferie ovest di Milano e stanno scatenando le nuove reazioni dei
comitati No Canal. Proteste e blocchi contrastano la costruzioni di
nuove inutili autostrade e superstrade previste per Expo, secondo un
modello di mobilità che ha già consumato milioni di mq di aree agricole e
parchi di cintura attorno a Milano e che sembra non avere fine.
Le migliaia di posti di lavoro promessi si sono tradotti per lo più
in stage sotto pagati e volontariato, ossia lavoro a gratis,
sfruttamento. Con sempre più decisione, però, cresce nel mondo del
lavoro precario, esterno e interno, alla confederazione Cgil-Cisl-Uil e
nel mondo studentesco l’opposizione agli accordi su volontariato e
lavoro, firmati tra i sindacati ed Expo Spa.
In una Milano sempre più da consumare e meno da vivere, vengono
sgomberati a colpi di manganelli spazi occupati della città e
abitazioni, esperienze di autogestione e riappropriazione nate per
soddisfare quei bisogni che una città abbandonata a pavidi imprenditori
non considera degni e a cui risponde con la repressione e l’immaginario
della città vetrina (Eataly, Porta Vittoria, Expo).
Allo stesso modo i megaeventi diventano i canali comunicativi
favoriti per riaffermare la dicotomia di genere, funzionale ad un
sistema di crisi. Si normalizzano corpi, identità, favolosità, al solo
scopo di creare fette di mercato “pink”, invece che decostruire ruoli ed
identità statiche. Attraverso l’istituzionalizzazione di una gay street
in via Sammartini a Milano, viene strumentalizzata la presenza di
soggetti lgbtq per coprire con il pinkwashing il disegno comunale di
pulizia della città, pensando che aprire le porte al turismo omosessuale
ricco, maschile e bianco possa essere sufficiente.
Il modello per cui grandi opere ed eventi agiscono è lo stesso e mira
all’arricchimento di pochi, a scapito di una collettività varia e
molteplice: la corruzione dietro agli appalti, la speculazione sui
terreni, l’incontrollabilità del settore edilizio come bacino di
arricchimento, gentrificazione di interi quartieri e cementificazione di
parchi ed aree agricole sono gli ingredienti che alimentano quel filo
comune che lega Expo e Tav, Expo e Mose, Muos e Dal Molin.
Sarebbe ingenuo, quindi, non vedere che questo legame ne sottende un
altro: quello della repressione contro ogni forma di dissenso rispetto a
queste maxioperazioni. I recenti arresti di tre compagni di Milano
incarcerati con pesanti accuse, in continuità con quelli del 9 dicembre
scorso e in concomitanza con l’offensiva estiva del movimento NoTav; i
provvedimenti repressivi attuati contro centinaia di attivisti del
movimento per il diritto all’abitare: tutti questi sono segnali che,
tristemente, ne costituiscono ulteriore conferma. Assistiamo ad una
tensione sempre crescente sul piano sociale e politico che è solo
l’anticipo di quello che sarà l’autunno a livello nazionale. Ci
troveremo infatti nel pieno del semestre italiano di presidenza Ue, le
riforme autoritarie e liberiste del governo Renzi saranno in fase di
realizzazione e a Milano comincerà la volata finale verso i sei mesi di
Expo che si inaugurerà il 1° Maggio 2015. Il capoluogo lombardo
diventerà, nostro malgrado, capitale italiana ed internazionale dello
“sviluppo”, con il suo corollario di ricette e soluzioni per uscire
dalla crisi: Expo2015 dovrebbe rappresentare tutto questo, un enorme
contenitore dove c’è spazio per tutti e la cui modernità riguarda tutti.
Ma noi abbiamo da tempo imparato a riconoscere e smascherare le
menzogne, leggendo dietro gli slogan e la propaganda la continuità di
quelle politiche economiche e sociali e di austerity che sventrano
territori, privatizzano l’esistente, precarizzano vite, sfrattano corpi
negando possibilità alternative di governo del territorio, risparmiano
sul costo del lavoro e azzerano lo stato sociale.
La sintesi del nuovo modello di società che ci aspetta si regge su
tre pilastri: debito, cemento e precarietà in quantità sempre crescenti,
e di questo Expo e le grandi opere diventano volano e simbolo,
attraverso l’utilizzo di risorse pubbliche per profitti privati.
Non solo. Cresce la consapevolezza che dietro lo slogan vuoto
“nutrire il pianeta” si confermino quelle politiche agroalimentari che
negano accesso al cibo e all’acqua, impongono OGM e modelli alimentari
utili solo alle multinazionali, tra i primi sponsor dei sei mesi
dell’evento Expo 2015.
Un altro dei maggiori finanziatori del mega-evento mostra in questi
ultimi giorni il suo vero volto: lo Stato israeliano, che da settimane
bombarda e devasta Gaza facendo strage della sua popolazione. Pensiamo
che non sia un caso che usi ogni mezzo, apparato e utile occasioni per
mistificare la sua natura di Stato occupante e terrorista, in affari con
governi ed istituzioni incapaci di imporre alternative alla
distruzione/allo sterminio di un popolo.
L’anno che è appena trascorso ha segnato una crescita importante per
il movimento NoExpo e in generale per i movimenti sociali di
opposizione, non solo per i passi in avanti realizzati, ma soprattutto
per la consapevolezza e la capacità di iniziativa di quelle fasce
sociali sempre più colpite ed escluse. Smontare e rompere il meccanismo
di Expo è un’altra importante tappa cui tutti sono chiamati, proprio per
il carattere nazionale dei processi che Expo nasconde: la devastazione,
il saccheggio e l’impoverimento dei territori. Ci rivolgiamo a tutti i
movimenti, i comitati e i singoli, a chi resiste e a quelli che vogliono
costruire una nuova ‘equonomia’ capace di riportare al centro i bisogni
delle persone e di fermare la crescente disuguaglianza sociale, per
ricomporre le molteplici lotte e costruire insieme un’azione ancora più
efficace.Vogliamo avviare un percorso che porti al 1° maggio 2015 e che vada oltre, lasciando il segno, perchè Expo arriva, devasta e passa, mentre noi viviamo e presidiamo in modo permanente il territorio valorizzandolo con pratiche, partecipazione e alternative concrete.
Sensibili all’agenda politica discussa e uscita negli incontri
nazionali tenutisi in ValSusa in queste settimane, i soggetti e le
realtà della Rete Attitudine NoExpo hanno deciso di avviare la settimana
comune di iniziative con l’appello per una due giorni di mobilitazione
contro Expo a Milano, partecipando con lo spezzone territoriale NoExpo
al corteo che si terrà il successivo sabato 18 ottobre,nell’ambito della
giornata nazionale dei territori resistenti “Stop Evictions – Take the
city”.
In particolare convochiamo per sabato 11 ottobre un corteo a Milano,
corteo a cui invitiamo tutti i compagni, gruppi,comitati,
collettivi,realtà e percorsi vicini alla battaglia politica contro
Expo2015 e che in vario modo si sono intrecciati con essa in questi
anni, contaminandosi e contaminandola, dentro e oltre la metropoli.
Al corteo di sabato seguiranno domenica 12 ottobre due iniziative: assemblea di incontro, discussione e dibattito per decidere e avviare insieme le fasi della mobilitazione verso il 1° maggio 2015 e nei sei mesi del mega-evento; il secondo incontro sarà su “sovranità alimentare e sovranità sociale dei territori” a RiMaflow.Vogliamo ribadire in questo modo che la mobilitazione non finisce il 1° maggio néil 31 ottobre (data di fine dell’Esposizione), ma si pone l’obiettivo di valorizzare, sedimentare e portare avanti le diverse lotte per il Diritto alla Città contro e oltre Expo.
Al corteo di sabato seguiranno domenica 12 ottobre due iniziative: assemblea di incontro, discussione e dibattito per decidere e avviare insieme le fasi della mobilitazione verso il 1° maggio 2015 e nei sei mesi del mega-evento; il secondo incontro sarà su “sovranità alimentare e sovranità sociale dei territori” a RiMaflow.Vogliamo ribadire in questo modo che la mobilitazione non finisce il 1° maggio néil 31 ottobre (data di fine dell’Esposizione), ma si pone l’obiettivo di valorizzare, sedimentare e portare avanti le diverse lotte per il Diritto alla Città contro e oltre Expo.
I compagni e le compagne della Rete Attitudine NoExpo
per info: noexpo@autistici.org
PRESENTAZIONE "#NOCANAL - STORIA DELLA LOTTA CHE HA MESSO A NUDO EXPO 2015" + "ROMMI E COSI" + "THE WET DOGS" + "BEPPE REBEL"
Mentre proseguono i lavori di sistemazione dello spazio ci prendiamo un venerdì d'iniziativa politica e artistica.
Alle ore 21.00 presentiamo "#nocanal - storia della lotta che ha messo a nudo expo 2015" il nuovo libro scritto dal collettivo Off Topic e che racconta la lotta d'opposizione alla Via D'acqua.
dalle 22.30 concerti:
- The Wet Dogs - Acoustic Way - Da Busto Arsizio il punk rock acustico più invidiato del mondo
- Tommi e Cosi - Tommi voce e chitarrista delle Porno Riviste in versione acustica assieme ai Cosi. I grandi classici del Sexy Punk si mescolano ai classici del Rock
- Beppe Rebel - il reggae ribelle del ribelle milanese. Dopo l'acustico di balla.
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