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MARTEDI 6 GIUGNO - Presentazione libro "Abitare Illegale" di Andrea Staid

Martedì 6 Giugno dalle ore 20.30 presenteremo il libro ABITARE ILLEGALE con la presenza dell' autore Andrea Staid.

Abitare illegale di Andrea Staid
"etnografia del vivere ai margini in Occidente"
Editore: Milieu ...
Collana: Frontiere
Anno edizione: 2017 


GIOVEDI 6 APRILE ------------- EVENTO ANNULLATO -------- Presentazione libro "Abitare Illegale" di Andrea Staid

Giovedi 6 Aprile dalle ore 20.30 presenteremo il libro ABITARE ILLEGALE con la presenza dell' autore Andrea Staid.

Abitare illegale di Andrea Staid
"etnografia del vivere ai margini in Occidente"
Editore: Milieu ...
Collana: Frontiere
Anno edizione: 2017

GIOVEDI 4 DICEMBRE - CORTEO PER IL DIRITTO ALL'ABITARE, CONTRO GLI SGOMBERI E PER LA SANATORIA DEGLI OCCUPANTI PER NECESSITA'

GIOVEDI' 4 DICEMBRE 2014 ORE 17:30 PIAZZA S.BABILA >> CORTEO PER IL DIRITTO ALL'ABITARE, CONTRO GLI SGOMBERI E PER LA SANATORIA DEGLI OCCUPANTI PER NECESSITA'

DIRITTO ALLA CASA PER TUTTI
CONTRO LE GUERRE TRA POVERI

Nelle ultime settimane si è sviluppata una indecente campagna stampa che descrive gli occupanti di case popolari come delinquenti, gente che ruba la casa a chi ne ha bisogno, cercando di addossare a chi occupa, ai più poveri, a chi è migrante, la responsabilità del degrado dei quartieri popolari.

Vogliono alimentare una guerra tra poveri per nascondere le responsabilità di chi ha speculato per decenni sul patrimonio pubblico e sul diritto all'abitare creando una vera e propria emergenza abitativa che coinvolge i quartieri popolari ma anche il resto della città, basti pensare agli oltre 10 000 sfratti in esecuzione da case private nella sola città di Milano

Il presidente della Regione Maroni, principale responsabile del dissesto dell' ALER, ente controllato dalla Regione stessa, ha annunciato 200 sgomberi alla settimana.

Interi quartieri sono stati militarizzati per eseguire gli sgomberi, si sono visti arresti di invalidi e cariche nelle quali sono state picchiate persone anziane e donne incinta. Si vuole nascondere che le occupazioni per necessità di case popolari sono il risultato e non la causa dell'emergenza casa e del degrado nel quale le istituzioni lasciano i quartieri popolari.

Dicono che chi occupa toglie un diritto, ma quanti diritti tolgono ALER e Comune, che lasciano 9700 case vuote, mentre le nuove assegnazioni da gennaio a ottobre 2014 sono state poco più di 600?

Da anni, moltissimi occupanti per necessità, si sono organizzati nei quartieri e riuniti in comitati, non solo per difendersi dagli sgomberi,ma per chiedere di avere un contratto, di poter diventare inquilini come gli altri, di poter avere una casa per vivere con dignità

E' ORA DI FAR SENTIRE LA NOSTRA VOCE

- contro gli sgomberi e la militarizzazione dei quartieri
- per la regolarizzazione di tutti gli occupanti per necessità, attuando l' art. 34 comma 8 della Legge Regionale 27 del 2009
- per l' assegnazione immediata delle 9700 case popolari sfitte: i soldi derivanti dalla regolarizzazione degli occupanti possono servire per ristrutturare le case vuote che hanno bisogno di lavori
- contro la vendita degli alloggi popolari

GIOVEDI' 4 DICEMBRE 2014 h 17:30 PIAZZA S.BABILA

CORTEO PER IL DIRITTO ALL' ABITARE, CONTRO GLI SGOMBERI E PER LA SANATORIA DEGLI OCCUPANTI PER NECESSITA'

DA CORVETTO



Pubblichiamo un racconto che i compagn* di Corvetto sono venuti a condividere con noi nella scorsa assemblea. Ci sembra utile per capire le emozioni che in questi giorni stanno attraversando diversi quartieri popolari di Milano. 
Soprattutto vuole essere un attestato di solidarietà a tutte quelle realtà che stanno subendo questa infame repressione da parte delle istituzioni:



Milano, quartiere Corvetto
 13 novembre 2014

Alcuni occupanti delle case popolari del Corvetto scendono per strada, di sera, per capire insieme come resistere agli sgomberi; sono presenti anche abitanti del quartiere Trecca che portano le emozioni vive della giornata trascorsa. Si allestisce un banchetto con qualcosa da bere e si comincia subito a parlare. Ci sono uomini e donne di diverse parti del mondo con bambini più o meno piccoli, altri che han lasciato a casa i figli, ribelli che da più o meno tempo sono attivi nel quartiere sul tema della casa come sulla lotta al tav o contro il carcere, bambini e bambine, ragazze e ragazzi. La cosa che li accomuna e per cui sono usciti di casa quella sera, è il fatto di vivere in case occupate nella zona e la voglia di conoscersi per poi potersi organizzare insieme. Le voci si sovrappongono concitate, tante storie, tanta voglia di raccontarsi che si fa quasi fatica ad ascoltarsi, tanta rabbia e tanta gioia nel vedere che si è in molti a voler resistere insieme. Le fanciulle dei cortili scrivono su un pezzo di tela: “occupare per vivere, resistere agli sgomberi”. Dare un ordine al discorso è quasi impensabile, l'emozione è troppa per ipotizzare un susseguirsi di interventi e proposte, e questo sentimento inonda le vie del quartiere. Non abbiamo un megafono, per cui si decide di gridare forte e tutti insieme. Si grida “tutti uniti per la casa”, ma si canta anche “gli unici stranieri gli sbirri nei quartieri”. Alcune donne traducono i cori in arabo: si capisce che insieme siamo forti e che “gli sbirri paura non ci fa”. Il fiume si gonfia e si trasforma in una vera piena, ingrossato dalle piogge inattese di occupanti che scendono dalle case e di chi, invece, rispondendo dalle finestre dei palazzi, ci restituisce il turbine che gonfia i nostri polmoni. Il chiasso attraversa tutte le vie di case popolari, decidendo insieme a ogni incrocio da che parte proseguire. Una pattuglia di polizia locale si trova costretta a fare retromarcia quando, svoltando da una curva, si trova incalzata da una folla impetuosa. La luce fredda e intermittente dei lampeggianti è in quel momento l'icona del comune nemico e stride con il calore delle relazioni improvvise che via dopo via ci travolgono.  Ci si spinge fino a piazzale Corvetto e ci si ferma in mezzo all'incrocio a bloccare il traffico per un po'; infine si ritorna verso il quartiere, verso casa, dove ritroviamo il banchetto esattamente come lo avevamo lasciato. Nella piazza del mercato comunale un'ultima pattuglia di vigili si trova costretta a cimentarsi nella solita “manovra fantastica” circondata dai bambini che si spingono a battere con le mani sul cofano della volante al coro di “via via la polizia”. Nessuno di noi riesce a togliersi il sorriso dalle labbra, è un po' come vedere negli occhi della persona che cammina di fianco a te, con cui magari solo quella sera hai scambiato le prime parole, quello che cercavi da tempo. Siamo stanchi, ma siamo contenti. Per qualche ora si è abbandonata la rassegnazione per la tenacia, la paura per il coraggio.
Domani ci aspetta un'altra giornata di lotta: c'è uno sciopero di sindacati, operai e studenti e si decide di muoversi tutti insieme dal quartiere, anche con gli studenti dell'istituto tecnico della zona.

CASE, MORTI, SGOMBERI, RABBIA: SU QUESTI GIORNI MILANESI

E ad un certo punto "la casa" e le "occupazioni" diventano l'argomento unico di discussione, riempie giornali, tv e dibattiti informali.
La creazione di un nemico, una narrazione tossica a senso unico dove si parla solo ed esclusivamente del problema abusivi, ovviamente di cause, politiche e assenza del pubblico sulla questione abitativa si sta in silenzio, è la realtà che ci dipingono.
I casi limite diventano la norma, l'esempio, la scusa con cui reprimere e giustificare un'assurda quanto folle "azione legalitaria" che come risultato ha solo quello di mettere e lasciare famiglie in mezzo ad una strada all'inizio della stagione più inospitale dell'anno.
La questione abitativa è cosa enorme non banalizabile. 200 sgomberi significano un attacco frontale alle difficoltà delle persone e ai movimenti sociali. Non risolvono nessun problema, lo alimentano e lo fanno crescere.
Non siamo esperti di guerra ma non ci sembra nulla di diverso da quelle operazioni militari che si basano sulla costruzione di un nemico e poi sull'azione.
Perché parliamo di guerra? Perché forse sono stati usati gas lacrimogeni al cs che sono armi di guerra in mezzo mondo? No. O meglio non solo. Parliamo di guerra perché durante uno sgombero, quello di martedì, la violenza poliziesca ha ucciso un bambino non ancora nato. Le manganellate ad una donna incinta di sette mese le ha fatto perdere il figlio.
Forse è troppo parlare di guerra, ma al momento non ci vengono altre parole.
Lo sterile, violento, e criminale dibattito legalità/illegalità genera mostri come questo. La polizia agisce nella loro maniera più consona e classica: ovvero violenta.
I media main stream diranno della morte del bambino mai nato ma ometteranno parte della storia, giustificheranno, insomma cambieranno la verità.
Basta. Non faremo un passo indietro.
L'assenza di politiche sociali genererà sempre autorganizzazione. Ogni casa vuota grida e denuncia la sconfitta delle politiche sociali cittadine, regionali e statali. Così come ogni spazio.
La narrazione tossica mainstream va rotta, per rompere l'assedio. Chi porta avanti questa narrazione è complice di quel che accade, ed è anche strumento.
Siamo e saremo sempre dalla parte dei più deboli, di chi lotta, di chi si prende ciò che non ha e gli viene tolto.
Siamo solidali e vicini nel dolore della donna colpita dall'infame omicidio di stato.
S.O.Y. Mendel

COMUNICATO DOPO GLI SGOMBERI DEGLI ULTIMI DUE GIORNI

Per due giorni a Milano sono stati sgomberati dalle proprie abitazioni e dai propri spazi occupati famiglie e compagn*.
Giambellino prima e Corvetto poi, sono un esempio di come istituzioni e politica hanno deciso di affrontare il problema dell' emergenza casa e del diritto all'abitare. Gli stessi che si permettono di lasciare a Milano migliaia di abitazioni vuote, nonostante le persone che necessitano di una casa siano sempre di più. Gli stessi che lucrano su appalti e ristrutturazioni creando buchi finanziari incolmabili in quelle aziende che dovrebbero gestire in maniera equa l'emergenza. Gli stessi che cercano di alimentare una guerra fra poveri e di spezzare la solidarietà che si sta sempre più creando tra i diversi comitati che si organizzano e lottano per i propri diritti.
Schieramenti di uomini in divisa in numero spropositato, manganellate, teste rotte, lacrimogeni lanciati anche ad altezza uomo e arresti.
Non importa se davanti si trovano bambini, donne o anziani, la modalità è sempre la stessa.
Ma in questi due giorni la gente ha voluto resistere e ha voluto gridare la sua rabbia. Lo ha fatto lottando per le strade del proprio quartiere, rivendicando in maniera chiara e inequivocabile il proprio diritto ad avere una casa, valorizzando lo strumento dell'occupazione come utile metodo di resistenza.
La nostra solidarietà non può che andare alle famiglie messe in mezzo alla strada, alle persone ferite e alle compagne e compagni fermati.

Soy Mendel