In quartiere si respira un’aria diversa, in questo momento,
qualcuno sarà soddisfatto dell’ennesimo operato fallimentare del comune di
Milano.
Qualcosa di impercettibile per tanti, ma evidente per quelli
come noi che danno il giusto peso alle cose che ci circondano, ancora di più se
stiamo parlando di persone.
A settembre decidemmo di dare voce a chi non c’è l’ha ed
organizzammo al parchetto di via Fratelli Zoia, adiacente alla ex scuola
Luciano Manara, una giornata all’insegna dello sport, coinvolgendo in prima
linea i ragazzi ospiti della struttura stessa.
Era il periodo in cui la Milano solidale ed antirazzista
cercava di attivarsi dal basso, in maniera decisa e forte verso uomini, donne e
bambini che cercavano un luogo accogliente nel quale cercare riparo, lontano da
guerre, povertà e miseria.
Una solidarietà diretta fatta di concretezza ed ascolto.
Una Milano solidale ed antirazzista, che è stata chiamata a
coprire i vuoti causati da quelle amministrazioni cittadine e di zona, che non
sono stati capaci di provvedere ai generi di prima necessità di tutti i
migranti; senza mai parlare con loro ed ascoltare le loro esigenze.
Noi compagni e compagne del Soy Mendel, ci siamo fin da
subito messi a disposizione, cercando di capire quali potessero essere i
momenti e le azioni concrete per accoglierli in un modo responsabile e
paritario il più possibile.
Assieme a noi abbiamo trovato altre persone solidali, come
quelle provenienti dalla comunità della parrocchia Sant’Elena; gli amici di
Dimensioni Diverse, con la loro scuola di italiano; i volontari di Emergency e
tanti altri semplici cittadini del quartiere, che si sono rivelati una risorsa
preziosissima.
Abbiamo conosciuto persone che venivano da paesi diversi
scoprirsi giorno per giorno, diventare amici, aiutarsi e diventare una
bellissima comunità unita.
Abbiamo visto coi nostri occhi lo schifo nel quale venivano
fatti vivere, una ex scuola, che in nessun modo può servire a farci vivere
degnamente delle persone.
Insieme hanno superato il freddo inverno in giganti saloni
ghiacciati, spesso con finestre rotte.
Pian piano anche noi siamo diventati parte di quella
meravigliosa comunità, colpiti dalla loro voglia di vita e dalla loro necessità
di normalità.
Siamo diventanti amici, abbiamo formato una squadra di calcio
e fin dall’inizio, abbiamo semplicemente cercato di ascoltarli.
Ora hanno deciso di mandarli via ed in una assurda logica di
smistamento gli stessi, scappati soli, dal proprio paese, lasciando famiglie ed
affetti, si ritroveranno, nuovamente, a salutare i nuovi amici e la nuova
famiglia ed a ripartire da zero nell’ennesima struttura non idonea a far vivere
un essere umano.
In questa famiglia, che si divide, ci siamo anche tutti noi,
che domenica 26 marzo 2017, abbiamo partecipato commossi al pranzo di saluto,
organizzato da loro, per la gente del quartiere, dove ci hanno promesso, che in
ogni caso non ci si perde di vista, dove ci hanno chiesto di poter continuare
ad allenarsi sul nostro campo.
In questa giornata erano presenti i semplici cittadini
solidali, non era invitato nessun politicante, che con questi ragazzi e ragazze
in tutto questo tempo, non è riuscito a creare alcun legame.
Ora c’è chi vuole festeggiare.
Gli stranieri se ne vanno e la scuola verrà utilizzata per
dare un tetto agli italiani senza casa.
L’obbiettivo è stato raggiunto: via quelli scuri che fanno
paura ai bambini e dentro quelli che si notano di meno nelle nostre strade.
Festeggiare perché l’uomo nero se ne va e l’uomo bianco si
ritroverà a vivere nello stesso schifo di posto, nel quale anche solo
sopravvivere è impossibile.
E’ pura e semplice speculazione portata avanti da chi
dovrebbe amministrare, gestendo politicamente la situazione ed invece si
accorge della scuola abbandonata solo per fomentare razzismo e
strumentalizzando il tutto, in tempo di elezioni comunali, come successo
davanti alla caserma Montello, non troppo tempo fa.
Siamo sicuri che chiunque verrà accolto all’ex scuola Manara,
troverà gli stessi problemi che abbiamo descritto, vivrà gli stessi disagi di
quelle persone; ed allo stesso modo troverà gente che vorrà aiutarli, stargli
vicino ed ascoltare i loro problemi, perché per noi, qui, NESSUNO E’ STRANIERO.
Le compagne ed i compagni di SOY MENDEL